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23 Febbraio 2023
PREDAZIONI: PASTORI A RISCHIO ESTINZIONE, LA STORIA DI ZIZI

“Basta. Smetto. I lupi hanno vinto”. Per un passionario come Giuseppe Zizi, agricoltore 57enne di Mazzolla, nel volterrano, professione allevatore, è stata la decisione più difficile e sofferta della sua vita. La data che non dimenticherà mai è il 4 agosto 2022. “Per non cadere in tentazione ho smantellato anche i locali per la mungitura e venduto il gregge. Sono figlio di allevatore come mio padre lo era a sua volta. Ho iniziato a 5 anni a seguirlo al pascolo. Praticamente tutta la mia esistenza. Ma da dieci anni a questa parte allevare le pecore è stato come andare ogni giorno in trincea. Una volta era tollerabile perdere uno, due capi all’anno: stava nell’ordine e nell’equilibrio della campagna. Negli ultimi cinque anni però è peggiorata la situazione. Dico basta per disperazione”. A denunciare una situazione ormai insostenibile per il settore ovicaprino è Coldiretti Pisa che torna ad accendere i riflettori sul fenomeno delle predazioni che ha contribuito alla chiusura, in regione, di una stalla di ovino da latte su tre. Una moria senza precedenti che ha nella presenza eccessiva di lupi e di ibridi una delle principali ragioni.

“Abbiamo perso una intera generazione di pastori. Si tratta di figli di pastori che a loro volta erano stati figli di pastori. Stiamo parlando di un’esperienza centenaria che la presenza di veri e proprio branchi di predatori da un decennio a questa parte stanno mettendo in serio pericolo. – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Toscana e Presidente Coldiretti Pisa – Le aggressioni alle greggi sono ormai all’ordine del giorno tanto che molti decidono di non denunciare nemmeno più così come gli avvistamenti di lupi e ibridi che sono arrivati ormai fino alle porte delle abitazioni civili. Le contromisure non sempre sono sufficienti. C’è un clima di esasperazione e scoraggiamento tra i pastori che deve preoccupare e deve far riflettere chi è chiamato a tutelare le imprese agricole e le comunità. Le testimonianze anche nelle ultime settimane sono state molte da parte dei pastori che si sono trovati faccia a faccia con il lupo, che hanno visto morire lentamente i cani da guardiania ed azzannare i greggi in pieno giorno. Denunciare non può essere la risposta perché una predazione non ripaga mai i danni, il lavoro e la passione”.

L’Ispra ha stimato, nell'ambito del progetto Life WolfAlps EU, intorno ai 3.300 esemplari di cui quasi 2.400 lungo nelle regioni della zona peninsulare con una probabilità di presenza molto elevata in Toscana dove ha colonizzato quasi la totalità degli ambienti idonei. La presenza dei lupi ed ibridi, documentata ormai con cadenza quotidiana da foto di mattanze e video di esemplari che si muovono persino lungo le strade, ha costretto i pastori a cambiare un metodo di allevamento ancestrale come quello allo stato brado che ha modellato il paesaggio e caratterizza l’alimentazione di pecore e capre. “Lasciare le greggi all’aperto non è più possibile. Il gregge va guardato a vista perché appena ti distrai il lupo è pronto ad aggredirlo. La mattina -  racconta Giuseppe Zizi – trovavo i lupi ad aspettare il gregge. In cinque anni avrò perso almeno 80 capi. Non ho mai denunciato. Tanto a cosa serve? Ho alzato le recinzioni per il ricovero notturno fino a 1,80 centimetri e utilizzato cani da guardiania: tutto a mie spese. Ma tutto inutile. Burocrazia e rincari hanno poi fatto il resto. Mi hanno sfiancato. Anche mio fratello sta meditando di mollare e così altri”. Il gregge di Zizi, 350 capi, alimentava la filiera lattiero casearia che produce formaggi. Litri che oggi vengono a mancare alla trasformazione mettendo sempre più a rischio anche la sopravvivenza di molti prodotti caseari regionali come lo stesso pecorino delle Balze Volterrane Dop ed il pecorino Toscano Dop e localissimi come il pecorino alle erbe aromatiche ed il pecorino del Parco di Migliarino San Rossore. “Ora – spiega ancora Zizi - mi dedico alla alla produzione di fieno, grano ed avena.

“Il rischio vero oggi – spiega il Presidente Filippi - è la scomparsa della presenza dell’uomo delle montagne e delle aree interne per l’abbandono di tantissime famiglie ma anche di tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze di mucche, capre e pecore. Di questo passo saranno i pastori la specie in via di estinzione. La stalla non è una saracinesca di un negozio: quando si abbassa non riapre più. Da tempo stiamo chiedendo di definire un Piano nazionale che guardi a quello che hanno fatto altri Paesi Ue come Francia e Svizzera per la difesa dal lupo degli agricoltori e degli animali allevati. Serve più coraggio”.

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