20 Luglio 2020
Pascoli vietati nel Parco, a picco gli allevamenti di pecore massesi

Un’altra azienda storica Pisana chiude l’attività

L’azienda agro-zootecnica Del Sarto dopo cinque generazioni chiude l’attività. Era una delle poche aziende del territorio dedita alla pastorizia di qualità. Allevava pecore di razza “Massese”, razza autoctona in via di estinzione, le bellissime e pregiatissime pecore nere. 

Angelo Del Sarto è l’ultimo testimone di questa azienda, ha lavorato una vita non solo per produrre reddito ma per valorizzare un’attività storica; conosciuto in tutta la Regione, da Firenze a Prato, da Siena a Pistoia, da Volterra a Massa, da Livorno a Grosseto. Orgogliosamente ha sempre affermato di essere il consigliere ed il socio più anziano della Coldiretti di Pisa; l’Associazione Allevatori Pisana è nata praticamente con lui e Angelo è sempre stato il socio, l’amico, il maestro di quanti si sono accostati a questa attività. Sempre pronto a dispensare consigli su come trasformare il latte più buono e più ricco di sostanze preziose per la produzione del vero pecorino del “Parco”.

Orgogliosamente allevatore del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli

Pietro, il babbo di Angelo ha allevato le sue pecore nella Tenuta di San Rossore. I reali (Vittorio Emanuele III) fece a Pietro e ad altri allevatori (Bragazzi) la concessione di alcuni ettari di pascolo dentro la tenuta di San Rossore. Angelo Del Sarto, col padre, portava le pecore al pascolo nel bosco di San Bartolomeo, alla Palazzina, al Pozzino, al Boschetto e le pecore avevano l’ovile sia alla Palazzina che alla Scaletta. Come stabilito dai Reali Pietro Del Sarto pagava la concessione in natura: lana, agnelli e formaggio. Angelo conosce la Tenuta di San Rossore come tanti altri dipendenti, ha svolto la sua attività nella Tenuta per più di trenta anni, dopo pochi anni dalla Presidenza di Giovanni Gronchi i Del Sarto lasciano i pascoli della Tenuta di San Rossore.

Fin qui la storia.

Oggi Angelo chiude l’attività di pastorizia mandando al mattatoio le ultime pecore di razza massese, per mancanza di pascolo.

Il Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli ha la responsabilità principale di questo triste epilogo

Il Parco, nella figura dei suoi amministratori e dirigenti, ha preferito i Dromedari alle pecore, ha creato le condizioni per far scomparire da Pisa l’attività della Pastorizia. Infatti è di questi giorni la notizia che anche l’azienda zootecnica di Martino Ori manderà le mille e duecento pecore al mattatoio.

Martino, amico fraterno di Angelo, ci ha lasciati pochi anni fa, insieme hanno condiviso successi e dispiaceri, insieme hanno trascorso tantissimi giorni nei locali della Coldiretti Pisana e dell’Associazione Provinciale Allevatori, entrambi erano una delle tante bandiere della Coldiretti.

È dall’inizio degli anni duemila, quando la Tenuta fu trasferita in proprietà alla Regione Toscana, che la Coldiretti Pisana scrive lettere, organizza incontri, presenta progetti e studi, ottiene verbalmente promesse, strappa impegni agli amministratori del Parco per avere in concessione una piccola parte dei seicento ettari da destinare al pascolo delle pecore massesi. La Coldiretti e l’Associazione Provinciale Allevatori non hanno mai avuto una risposta dai Presidenti del Parco.

Alla fine del 2011 fu depositato nelle mani dell’allora facente funzione di Presidente del Parco, Dottoressa Elisabetta Norci, una proposta circostanziata con tanto di progetto tecnico per la concessione di pascoli ai pastori che avevano la loro attività in area Parco. Il progetto oltre all’uso dei pascoli prevedeva la creazione di un piccolo caseificio per la produzione del pecorino e della ricotta biologica del Parco. L’intera attività di pastorizia doveva servire anche come “laboratorio didattico” per le scolaresche in visita al Parco. La realizzazione del progetto era interamente a carico dei pastori e prevedeva anche il pagamento di un canone di concessione per i pascoli e per i locali. Lo stesso progetto fu presentato ad ogni avvicendamento di amministratori senza avere mai alcuna risposta.

Nessuna risposta dagli enti

Parlamentari, Sindaci, Consiglieri e Assessori Regionali, amministratori e tecnici del Parco, che hanno avuto modo di conoscere nei minimi particolari il progetto e che hanno in più occasioni degustato la carne di agnello e la più buona ricotta del territorio, si sono limitati a elogiare l’attività di Angelo, fare promesse, prendere impegni, fare qualche citazione nei convegni ma non hanno praticamente inciso niente sulla indifferenza e apatia degli Amministratori del Parco. Il Parco in questi giorni annuncia in pompa magna la sperimentazione dell’agricoltura digitale 4.0, partecipando al progetto europeo Horizon come partner di molti altri Enti ma allo stesso tempo mette nelle condizioni due aziende storiche della pastorizia pisana a cessare l’attività negando la possibilità di pascolo.

Infatti né il Parco, né nessuno delle personalità sopra citate, ha dato risposte alla Coldiretti che faceva presente il valore economico e culturale dell’attività della pastorizia Bio, una delle poche attività che ha mantenuto la forma tradizionale della produzione, il valore estrinseco paesaggistico e ambientale, una delle poche attività che non sfrutta le risorse naturali ma contribuisce in modo determinante a mantenere e sviluppare la biodiversità.

A ciò si aggiunga una permanente omessa gestione della fauna selvatica. Un tempo patrimonio della biodiversità di un ecosistema complesso e oggi ricettacolo dello sviluppo di alcune specie a danno di altere. Anzi, la cattiva gestione delle zone umide ha allontanato specie di avifauna selvatica di cui sarebbe necessaria la protezione attraverso interventi di salvaguardia delle aree di sosta e di svernamento a tutto vantaggio di altre specie ormai semidomestiche come daini e cinghiali che continuano a moltiplicarsi a danno dei pochi terreni coltivati e, soprattutto, delle essenze forestali e del sottobosco.

Ad Angelo va la riconoscenza della comunità pisana, della Coldiretti, dell’Associazione Allevatori e di tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di apprezzare le sue qualità di uomo e di allevatore.