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18 Dicembre 2023
FILIERE: COLTURA DEL CECE OPPORTUNITA’ PER IMPRESE AGRICOLE PISANE CON AIUTI UE E CONTRATTI FILIERA

Da un lato gli aiuti previsti dalla nuova Politica Agricola Comune per incentivare la coltivazione dei legumi inserendoli nelle rotazioni colturali alternandole ai cereali, dall’altro il Fondo per la Sovranità Alimentare ed i contratti di filiera che assicurano margini di profitto interessanti e soprattutto garantiti alla sottoscrizione. E se ai benefici economici ci aggiungiamo quelli ambientali derivanti da una coltivazione che non ha bisogno di essere irrigata ed è capace di migliorare la fertilità del terreno fissando l’azoto, il cece è sicuramente una delle leguminose del presente e del futuro per la nostra agricoltura. Una coltivazione che apre nuovi scenari per le imprese agricole pisane anche alla luce della crescita esponenziale del mercato delle proteiche a scopo alimentare che la produzione nazionale non riesce a soddisfare se non in minima parte. In Italia oggi si producono 4 milioni di tonnellate all’anno coltivata su una superficie di 3.500 ettari.

Opportunità che sono state illustrate da Coldiretti Pisa e dal Consorzi Agrari d’Italia – Consorzio del Tirreno in occasione di un incontro con tutti i principali attori della filiera che si è tenuto a Pisa a cui hanno partecipato una trentina di aziende del territorio. All’incontro hanno partecipato in qualità di relatori e tecnici Luca Gianmoena (Coordinatore CAA Coldiretti Pisa Livorno), Adolfo Giannecchini (Filiera Agricola Italiana), Nicola Ferradini (Direttore Del Colle s.r.l.) e Nico Sartini (Responsabile Commerciale Del Colle s.r.l.), Claudio Cristiani (Ricerca & Sviluppo - CAI). L’incontro è stato coordinato dal direttore interprovinciale, Giovanni Duò.“ll modello dei contratti di filiera – spiegano Marco Pacini, Presidente Coldiretti Pisa - consente di combattere la speculazione sui prezzi con una più̀ equa distribuzione del valore lungo la filiera per tutelare i consumatori dall’aumento dell’inflazione ed il reddito degli agricoltori dalle pratiche sleali in una situazione di grande difficoltà dovuta all’aumento dei costi di produzione e dalle tensioni internazionali che destabilizzano i mercati. La congiunzione di più fattori positivi come gli aiuti della Pac ed il Fondo per la sovranità che vanno ad incentivare e sostenere le colture leguminose sono una opportunità che le nostre imprese devono saper raccogliere anche in funzione del progetto di Filiera Agricola Italiana attraverso il quale promuoviamo le produzioni delle filiere nazionali sui mercati garantendo la tracciabilità e la sostenibilità ambientale insieme all’equa distribuzione del valore”.

Sono due principalmente gli strumenti incentivanti. La nuova Politica Agricola Comune oltre all’introduzione dell’obbligo di avvicendamento delle colture sui medesimi appezzamenti (condizionalità “rafforzata”), prevede la possibilità per le aziende che inseriscono queste colture all’interno di una rotazione almeno biennale di percepire il premio previsto dall’Ecoschema 4, oltre all’aiuto accoppiato a ettaro di coltura coltivata con leguminose. L’altro è il Fondo per la sovranità alimentare che prevede uno stanziamento di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2026 per l’erogazione di aiuti alle imprese che coltivano mais, proteine vegetali (legumi e soia), frumento tenero e orzo mediante impegni di coltivazione annuale presenti all’interno di contratti di filiera triennali. Il contributo è riconosciuto per la quota incrementale rispetto alla media delle superfici dichiarate per la coltura oggetto dell’aiuto, risultante dai piani di coltivazione grafici degli ultimi tre anni.

Con 743 ettari di superfici destinate a cece ed una produzione di 11 mila quintali (dati Istat relativo al 2023) la provincia di Pisa è, già oggi, la seconda provincia per estensioni dietro a Grosseto anche sulla spinta di realtà importanti come la storica azienda del Del Colle di Bientina che raccoglie, attraverso i contratti con Consorzi Agrari d’Italia, legumi e cereali che poi confeziona e distribuisce in tutta Italia e che è stata tra le prime ad introdurre l’etichetta parlante con il QR Code. Alleato del suolo, il cece non ama l’eccessiva umidità ed un terreno stagnante, ma è una pianta che non necessità di acqua e considerando la ricorrenza dei periodi di siccità può rivelarsi una coltura adatta per il nuovo scenario climatico.

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