1 Settembre 2020
Dimissioni del Presidente dell’ATC9, interviene Coldiretti Livorno

"Gesto coerente, ma inaccettabile il voltafaccia del comitato di gestione"

Nell'ultima seduta il via libera alla caccia incontrollata su zone non vocate, il contrario di quanto deciso prima all'unanimità. L'intervento del direttore di Coldiretti Livorno Francesco Ciarrocchi

Apprendiamo delle dimissioni del Presidente dell’ATC9 Massimo Minuti, ma questo non cancella le responsabilità del comitato di gestione. Non possiamo che esprimere apprezzamento per la decisione coraggiosa del Presidente Minuti. Si tratta di un grande gesto di coerenza rispetto alle vicende della gestione dell’ATC9 che hanno caratterizzato l’ultimo periodo di gestione.

Negli ultimi due comitati di gestione si è verificato un vero e proprio voltafaccia nei confronti degli agricoltori. Nel penultimo comitato infatti venivano approvate all’unanimità le proposte delle organizzazioni professionali agricole CIA, Coldiretti e Confagricoltura, riguardanti tra l’altro anche il regolamento di accesso alle aree non vocate per la caccia di selezione al cinghiale. In particolare, in caso di danneggiamento delle colture agricole, veniva concesso di intervenire in via prioritaria ma non esclusiva ai cacciatori iscritti al relativo distretto di caccia. Tuttavia con il perdurare dei danneggiamenti - questo è il motivo della non esclusività - veniva concessa la possibilità di intervenire a tutti gli iscritti all’ATC9.

Nell’ultimo comitato di gestione invece è stata approvata una nuova versione del regolamento, in contrasto con quella approvata all’unanimità nel penultimo comitato di gestione. I soli voti contrari sono stati quelli dei rappresentanti di Coldiretti e Terranostra Livorno, Raffaello Pacini e Simone Ferri Graziani. Con il loro voto hanno voluto ribadire ancora una volta l’importanza prioritaria della salvaguardia del reddito degli agricoltori e della pubblica sicurezza.

Con l’approvazione di questo regolamento si va a riservare in modo esclusivo la possibilità di intervenire ai soli soggetti iscritti alle squadre di caccia al cinghiale. Quindi di fatto si viene a creare una ulteriore area di caccia su zone non vocate a disposizione esclusiva delle squadre di caccia al cinghiale. Ma senza che queste debbano rendere conto dell’efficacia dei loro interventi. Un situazione che di fatto rende le imprese agricole ostaggio delle squadre di caccia al cinghiale, svincolate dall’attività di contenimento delle popolazioni di ungulati e quindi dalla prevenzione dei danni alle colture agricole. Così è ancora più a rischio l’agricoltura, senza entrare nel merito della coerenza di chi predica collaborazione e azioni unitarie ma razzola diversamente.

Francesco Ciarrocchi
Direttore Coldiretti Livorno

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