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27 Marzo 2026
HORMUZ: COSTI SU DEL 30% E EXPORT A RISCHIO, PISA TRA LE PIÙ ESPOSTE

Il conflitto in Medio Oriente “colpisce” l’agricoltura pisana, tra le più esposte in Toscana. Le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante del traffico marittimo mondiale, hanno fatto schizzare i costi di produzione delle aziende agricole, con rincari a doppia cifra per energia, fertilizzanti e materie plastiche.

Uno scenario di grande instabilità che rischia di frenare le esportazioni di prodotti agricoli e agroalimentari verso un’area commerciale in forte crescita: +75% negli ultimi cinque anni, per un valore di quasi 8 milioni di euro nell’ultimo anno. Tre i principali mercati di riferimento nel Golfo: Emirati Arabi Uniti (2,5 milioni di euro), Israele (1,5 milioni di euro) e Libano (1,5 milioni di euro).

A denunciarlo è Coldiretti Pisa, secondo cui le nuove tensioni internazionali, in un’area strategica come quella del Golfo, rappresentano una minaccia per l’intera filiera agroalimentare regionale, coinvolgendo – solo nel comparto dell’industria alimentare – 327 imprese e quasi 4 mila lavoratori, secondo i dati Irpet.

“I costi per le imprese agricole sono aumentati in modo considerevole, arrivando a superare il 30%. Le prime risposte sono arrivate dal Governo italiano, con misure come il taglio delle accise e i crediti d’imposta per trasportatori e pescatori – spiega il presidente di Coldiretti Pisa, Marco Pacini – ma non basta: servono risorse europee per dare risposte concrete non solo agli agricoltori, ma anche ai cittadini consumatori. Purtroppo la speculazione si sta diffondendo anche nella filiera agroalimentare: è indispensabile un’azione immediata di monitoraggio e controllo da parte dell’esecutivo, per evitare che, in una fase già così critica, qualcuno possa speculare sulle spalle di chi produce e di chi acquista”.

Costi in salita. Complessivamente, tra energia, fertilizzanti e antiparassitari, i costi per un’azienda agricola tipo aumentano fino al 30%, colpendo soprattutto quelle più meccanizzate.

In forte crescita soprattutto i fertilizzanti: l’urea ha registrato rincari di circa il 35% rispetto al periodo pre-conflitto in Iran, con aumenti di oltre 200 euro a tonnellata, secondo l’analisi Coldiretti su dati delle Camere di Commercio. Tendenza al rialzo per tutti i prodotti, dal nitrato ammonico al solfato ammonico.

Uno scenario che, come già avvenuto con la guerra in Ucraina, evidenzia la vulnerabilità di un’Europa che ha scelto di delocalizzare la produzione di fertilizzanti. Da qui la necessità di una svolta che punti sulla valorizzazione dei concimi naturali, come il digestato, e sulla revisione del CBAM (Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere), che tassa i fertilizzanti incidendo sui costi delle imprese agricole e mettendo a rischio la competitività del sistema europeo.

Crescita export in pericolo. Lo Stretto di Hormuz è uno snodo fondamentale non solo per gas e carburanti, ma anche per le relazioni commerciali delle imprese agroalimentari con l’area del Golfo.

Eventuali blocchi o rallentamenti della navigazione coinvolgerebbero mercati sempre più importanti come Emirati Arabi Uniti, Israele, Arabia Saudita, Iraq, Libano, Kuwait e Bahrein, ai quali contribuisce in modo significativo anche la provincia di Pisa. “La guerra in Ucraina prima, il Medio Oriente oggi, hanno messo a nudo la fragilità e la dipendenza del nostro sistema economico ed energetico – conclude il presidente Pacini –. La guerra è già dentro le nostre aziende, tra aumento dei costi e difficoltà negli approvvigionamenti. Servono scelte politiche forti e strutturali che mettano davvero l’agricoltura al centro”.

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